Oggi piove, non posso crederci. Forse l'estate ha cominciato il suo declino. Che non si dica che non mantengo la parola. Giusto in tempo, ecco cosa penso di Perceber.
Ho conosciuto Leonardo Colombati quando è venuto a Padova, all'Excelsior. Una stretta di mano: "Io sono Leonardo", "Io sono Cristina, ciao". Tutto qui, nessun altro rapporto. Non ci siamo scambiati le merende a vicenda, non abbiamo congiurato insieme per escogitare manovre astute e truffaldine.
È vero che a giugno, quando è stato attaccato da Di Rienzo sul Corriere della Sera, ho preso le sue difese. Non era giusto che si potesse fare una stroncatura di quel tipo senza motivarla, senza aver dimostrato di conoscere fino in fondo l'argomento.
Dico ancora una volta che Di Rienzo non aveva letto il libro, dubito anche che l'abbia spiluccato qua e là. Sembrava conoscere solo l'introduzione. Ah, vecchi tempi...Una volta c'erano i libri di Selezione, quelli con i romanzi concentrati. Cosa si aspettano certi critici? Che invece dei libri interi arrrivino sulle loro scrivanie tanti Bignami?
Non faccio recensioni per lavoro. Non ho trovato ancora qualcuno che mi paghi per scrivere. Quindi se devo parlare di Perceber scelgo io come. Sciabola o pistola? Scusate, la settimana scorsa mi sono rivista I duellanti di Ridley Scott. Si sente.
Allora questa è una lettera aperta. Non uso il tu al fine di ostentare familiarità inesistenti con il destinatario. È che ci siamo già presentati.
Caro Leonardo,
ho finito ieri di leggere il tuo libro e non so ancora cosa pensarne. Ho l'impressione di essermi persa qualcosa. L'ho cominciato sabato scorso, quindi ci ho messo quattro giorni, forse troppo pochi di fronte ai sette anni che ti ci sono voluti per scriverlo.
Ecco, il punto è proprio questo. Mi sembra che tu ci abbia messo dentro troppa roba. Io me la sono divorata e adesso ho un po' di nausea. Sai, mi è successo come quando vai a farti una settimana in un villaggio vacanze tutto compreso e finisci per abboffarti di ogni bendidio, tanto il prezzo è sempre quello, sia che tu vada avanti a yogurth e insalata, sia che tu ti metta ad assaggiare sette tipi di pasta al forno. Tutto buono, ma il pasto di una sera basterebbe per sfamare un' intera favela. Ti ritrovi con qualche chilo in più e non sai chi ringraziare. Lo stesso mi è successo con Perceber.
Su come scrivi niente da dire. Rimanendo nella metafora culinaria, tutto è cotto a puntino. Ma certe cose, non parliamo delle Sefiroth, le ho mandate giù senza neanche sentirne il gusto. Dovevo andarci piano, lo so. Non dirmi adesso che è tutta colpa mia. Perceber è il contrario di quei libri per ipovedenti scritti con caratteri giganteschi. È un libro per ipervedenti, altrimenti per stamparlo tutto ci sarebbero volute mille pagine e poi chi te lo comprava...
Ho avuto anche un'altra sensazione. Fino ad un certo punto la storia è ferma, non succede granché. Divaghi per pagine e pagine. Era Tom Jones quello che, nonostante fosse il personaggio principale, nasceva a pagina cento o giù di lì? Per te è meno importante la vicenda della narrazione.
Discutendo se la letteratura sia arrivata ad un punto morto, tu hai aggirato il problema. Mi spiego: si dice che tutte le storie siano già state scritte, anzi che i possibili sviluppi narrativi siano riconducibili a non più di dieci trame base. Quello che può esserci di nuovo è soltanto la voce propria dell'autore. Faccio una parentesi. Ho avuto un suggerimento per il giorno in cui deciderò di iniziare a scrivere il mio romanzo: dovrò prendere qualcosa di già pubblicato, magari con un discreto successo di vendite, e dovrò smontarlo per ricavarne la struttura, lo scheletro per così dire, e ricalcare la mia storia su quella. Bella idea, non è per niente squallida. Senti suonare l'inno yankee?
Tu, non volendoti cimentare con trucchetti di bassa lega, di cui io farò buon uso trovandomi in un piano diverso dal tuo, hai capovolto la questione e hai messo prima quello che volevi dire e poi tutto il resto. La storia, cioè lo sviluppo della vicenda, in Perceber non occupa più di cinquanta pagine. Le altre contengono episodi di cui spesso mi è sfuggito il legame. Ce n'è qualcuno di molto godibile, lo devo riconoscere, come quello della grancevola di cui avevo già parlato o quello di Migliore all'obitorio alla ricerca dell'arto amputato.
Mi sono piaciuti anche gli ammiccamenti, come quando hai accennato ai realvisceralisti e per due o tre pagine ne hai imitato lo stile.
La cosa invece che mi ha disturbato è stato il modo troppo esplicito di trattare il sesso. Non è che voglia farti credere che io sia così ingenua. Ho superato ormai la fase dei cavoli, delle farfalle e di tutti i loro allegri amichetti. Però un sesso così mi disgusta. Non capisco. Da quando l'orco Shrek ha sdoganato le puzzette tutti ne parlano, lo spot Dolce e Gabbana, Piperno e anche tu. Sarà che io preferisco tenere ben separate le funzioni evacuative da tutto il resto... Quando racconti di amplessi con contorno di pioggia dorata e cascate ben più maleodoranti cosa vuoi fare? Ricerca storica? Antropologia? Volevi inserire i tuoi personaggi in un contesto borderline con precedenti illustri, in fondo anche Casanova lo faceva? Non so.
Infine non credo che il tuo romanzo possa diventare un bestseller. Forse a duemila copie ci arrivi. Spero di sbagliare al ribasso.
Faccio un'ipotesi: che tu e la tua casa editrice, chiamiamo dentro anche Giulio Mozzi, anziché andarvi a cercare il lettore abbiate voluto fare una scrematura. Per leggere Perceber bisogna essere lettori forti, dai cinquanta libri l'anno in su. Voi, in questa maniera, avete voluto contare quanti sono questi particolari consumatori. Sono gli stessi che non si dimenticheranno di te, e che, quando scriverai sul Corriere, come hai già fatto, andranno subito a leggerti, prima ancora di guardare chi ha messo l'ultima bomba in giro per il mondo.
Sei diventato uno scrittore perché c'è un circolo di persone che ti riconosce come tale. Anche quelli che ti criticano, se davvero ti hanno letto, non possono negare che tu sappia scrivere. E se scrivi un po' alla volta, se riesci a stare nelle sette o diecimila battute di un pezzo da terza pagina, caro Leonardo hai fatto bingo.
Cristina

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