venerdì, 17 giugno 2005

Oggi Giorgio De Rienzo pubblica sul Corriere della sera una recensione di Perceber. Ma l'ha letto? Lo stronca con cattiveria e io sospetto che come me, ma per motivi diversi,  non sia andato oltre le prime pagine. Si domanda addirittura "se esistano le regole più semplici perché un libro possa (...) avere dignità di testo letterario". Secondo lui a Perceber mancherebbero i sine qua non di un'opera narrativa: la storia, la struttura e una forza di scrittura "che si trasformi in stile". La libertà assoluta dai canoni narrativi se la potrebbe permettere solo chi possiede "un rigore di scrittura e una capacità inventiva eccezionale" . Colombati sarebbe privo di entrambe. Avrebbe creato un vuoto e ci avrebbe "vomitato dentro liberi pensieri sparsi". La chiusa è raggelante: "questo non è un romanzo: è soltanto un contenitore zeppo di velleità e vanità pseudoculturali."

Perceber non è un libro facile, lo so anch'io. La settimana scorsa ho iniziato a leggerlo e mi sono fermata poco dopo l'introduzione. Non potevo dedicargli venti minuti a sera, avrei fatto un torto al libro e a me stessa. Meglio aspettare due settimane, quando avrò qualche giorno libero. Perceber è un'esperienza che richiede attenzione e soprattutto l'approccio giusto di chi vuole farsi prendere dalla storia. Colombati esce dalla scuola di Joyce e non da quella di Dan Brown. Non ha studiato, cronometro alla mano, dopo quanti secondi cominci a calare la concentrazione del lettore-tipo per piazzargli lì la conclusione del capitolo. Chi investirà il suo tempo su Perceber ne sarà ricompensato. Io una parte del mio premio l'ho già avuta: ieri sera, all'Excelsior, Colombati ha letto un pezzo esilarante su una grancevola molto arguta.

postato da: cristinabottegal alle ore giugno 17, 2005 14:16 | Permalink | commenti (4)
Commenti
#1   18 Giugno 2005 - 17:01
 
Della stroncatura di De Rienzo si parla ovunque. E' possibile che abbia letto il libro una sola volta, e non gli sia piaciuto (reazione legittima, e non perché, 2 anni fa quasi, fu la mia). Resta che si tratta di stroncatura motivata: non abbastanza, forse, con ragioni forse non plausibili ma degna di una discussione che vada appena oltre la denigrazione pura e semplice.
utente anonimo

#2   18 Giugno 2005 - 18:16
 
Caro utente anonimo, la stroncatura non mi sembra abbastanza motivata. Avrei voluto che Di Rienzo avesse fatto dei riferimenti a personaggi o parti del libro. Tanto per dire che c'era passato, anche una sola volta. E che non l'abbia letto è un sospetto, non una certezza.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cristinabottegal

#3   18 Giugno 2005 - 18:27
 
Aggiungo e in parte rettifico il mio commento precedente.
Ho riletto l'articolo di De Rienzo e in effetti qualcosa dice: quello che chiunque abbia letto l'introduzione e sfogliato velocemente il libro potrebbe dire.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cristinabottegal

#4   20 Giugno 2005 - 08:50
 
C'è una cosa che fa incazzare. Premetto: non ho letto ancora il libro ma ho ascoltato il racconto della grancevola e le sue confessioni sull'ispirazione a Joyce riguardo la collocazione del romanzo in una Roma simil Dublino. Questo sembrerebbe un libro leggero, estivo, ed invece merita una lettura attenta e rispettosa.
Ripeto: c'è una cosa che fa incazzare ed è quella che, ne sono convinto, se un romanzo così l'avesse scritto uno straniero qualsiasi (magari un sudamericano) i critici si sperticherebbero in elogi entusiasti innegianti al capolavoro. Poi in Francia c'è un insegnante qualunque (Pennac) che crea una delle saghe più strampalate e improbabili della letteratura d'evasione e diventa autore di best-seller mentre da noi i nostri scrittori... E poi li si accusa di mancanza di coraggio. Chissà, se invece di un onesto Mozzi lo sponsorizzasse il furbo Baricco magari...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente jotaeprosecco

Commenti

categoria: